Per la prima volta nel 2008, la consueta rubrica periodica delle chiavi di ricerca, ovvero come delle volte il caso porta qui a spiaggiarsi naufraghi che stavano, si direbbe, navigando a vista.
Un lungo post panettone, di quelli senza impegno, che non disturbano la digestione, che non fan riflettere, né sognare, da leggere distrattamente tra un tanti auguri anche a te e una caduta di palle (dell'albero di natale, ça va sans dire).
Come sempre, chi fosse preda di un'irresistibile curiosità di sapere come guardare le chiavi di ricerca usate per approdare al proprio sito, può seguire le istruzioni del perfetto chiavante di ricerca che si trova più o meno
qui
• dieta lampo (la ciccia non ha scampo)
• proverbi sui ragni (otto zampe sei occhi due denti e un solo buco del culo?)
• ci sono i ragni in kenya? (ma figurati, han troppo paura dei serpenti)
• come cucinare la schiuma di mare (con un grande, grande pentolone)
• dove trovare acqua perrier (ma da gucci, no?)
• fare le scale quante volte al giorno (dipende da quante volte esci)
• si possono mangiare le uova scadute? (meglio di no)
• uova scadute da 8 giorni buttare? (meglio buttare, sì)
• ho mangiato uova scadute (deciso di non buttarle, allora?)
• mangiare uova scadute da due settimane (ma hai mangiato pulcini, diobono)
• pulire l'ombelico (è buona norma)
• orecchio tappato fungo (togli sto porcino dall'orecchio)
• catechesi alle vacanze di branco (io vi mando come pecore in mezzo ai lupi)
• come usare il catamarano (si consiglia di metterlo in molta acqua salata)
• mi sono fatta scopare dal mio asino (gesù bambino lo sta ancora cercando)
• "sparo una sega" (con una calibro trentotto)
• la figa da vicino (non ha un buon odore)
• fighe magiche (i soliti trucchi, ma funzionano sempre)
• come fanno masturbarsi le giapponesi (con le mani)
• come sgonfiare la pancia in un'ora (mangiando carbon fossile)
• non ho grasso ma acqua (certo, certo)
• come si depilavano le donne del 500 (ma con le spade dei prodi cavalieri!)
• come diventare una puttana magra (seguendo una dieta peripatetica)
• per fare carriera come pompinara (si sostengano esami orali)
• a mio marito piace farmi vedere nuda (ok spogliati)
• calcio nelle palle a mio marito (quello di sopra?)
• colazione fuori intestino (trippe estroverse)
• comoda sedia per incontinenti (si chiama water, o tazza, o WC)
• crusca erezione (crusca di grano duro)
• dove si mette la fedina (intorno al pene)
• dieta lampo due giorni prima delle vacanze (cambia destinazione, vai in montagna)
• ho sognato la diarrea (liquidazione in arrivo)
• marito ingrassato (è ora di cambiarlo)
• ero magro e bello ora sono grasso e brutto (tua moglie vuole rottamarti)
• miss maglietta bagnata 2006 (miss polmonite 2007)
• passeggini nell'androne (metterci una bomba, si deve)
• se non mangio per una settimana e faccio sport dimagrisco? (no, però muori)
• le più grasse vacche vecchie che il mondo desidera (si trovano in india)
• tette spaziali (nella costellazione della vergine)
• cerco torte fatte in casa (per futuro insieme astenersi perditempo)
• che bello sono anoressica (evviva, sono diabetica)
• come+ci+si+sente+quando+smesso+fumare (in+asti+nenza)
• fare le scale per 45 minuti (grattacielo?)
• mandibola se cade cosa bisogna fare (niente, lasciala in terra)
• reazioni chimiche uovo fuoco (biancato di tuorluosio)
• come si pagaia (con la soldaia)
• se mangio tanto un giorno succede qualcosa al mio fisico? (succede che esplodi)
• sognare una piantina in testa a qualcuno spiegazione (bisogno di rimettere la testa a posto)
• cosa seminare nell'orto a dicembre (coriandoli per carnevale)
• perche' il mio cervello chiede zuccheri? (perché è un viziato di merda)
• chiamarlo come vuoi ma questo è odor di tradimento (lirico profumino di corna)
• come cambia il metabolismo dopo aver smesso di fumare (oh niente, va in letargo)
• cosa devo mangiare per diventare modella? (paillette)
• pacemaker plurale ( … non ci dormirò la notte)
• cene aziendali che barba (urca sì)
• quanto tabacco devo mangiare (dipende in quanto tempo vuoi vomitare)
• che dire quando uno se ne va (crepa)
• chili in più (panettoni in meno)
• stufa ghisa (e che barba anche l'acciaio)
• chirurgo maxillo-facciale può togliere denti (se ne ha voglia, sì)
• estrazione dente del giudizio cosa succede dopo l'operazione (paghi)
• voglio fare l'infermiere ma svengo (embè, ti rianimano in loco)
• come togliere denti sega circolare (con coraggio)
• santo protettore dei dottorandi (san cazzista)
• se un giorno ci si abbuffa (la sera ci si azzuffa)
• brufoli dentro il naso (e caccole sul mento)
• grissini come cucinarli (bolliti)
• come vestirsi in india a gennaio (con un sari di piumino)
• come cucinare la paella congelata (non si cucina, si succhia come un ghiacciolo)
• come scaldarsi con i cibi (con una copertina di polenta e bollito)
• come sgonfiare la guancia estrazione dente del giudizio (con qualche giorno di pazienza)
• come si prepara una pozione d'amore (peli pubici e alveoli cardiaci)
• cosa fa il feto quando la mamma mangia (chiede un grappino)
• cosa mangia la zanzara tigre (zanzare gazzella)
• cosa mangiare per avere una bella erezione (una bella banana)
• frigo che non si spegne più (come il mio, che burlone)
• comprare vestiti (e vendere nudi)
• dentro una foresta di pelo (la ceretta non basta più)
• io donna in carriera faccio sesso con tre operai (noi tre operai tu darci numero tel)
• cosa mangiare la notte (pan di stelle)
• due culi (sempre bene averne uno di ricambio)
• dopo due settimane che non fumo (sogno le camel light)
• foto farmaciste di latina (perché non hai visto le panettiere di bergamo alta)
• giusy pompinara (giusy, hai innumerevoli amici)
• estrazione del dente del giudizio fa male (ma no, un'inezia. Però prendi ferie, eh)
• fiesta 2006 spifferi (bienvenido a la fiesta dello spifero. Olé.)
• perché sul pacchetto delle camel c'è in realtà un dromedario (perché c'era lo sciopero dei cammelli)
• eliminare il verme solitario con i sali inglesi (english salt, please)
• cosa mettere nell antipasto di mare (una balena bianca tagliata fine fine)
• grancereale fa bene? (al morale, sì)
• se sto due giorni continui che mangio schifezze ingrasso? (non solo ingrassi ma poi non parli manco più italiano)
• elnaturalista sono di pelle? (sì, ottima per di più)
• scrivania in tiglio (e tisana in noce)
• tiglio e la madonna (passeggiavano mano nella mano)
• le uova come si mangiano al mattino? (col guscio)
• se sono allergica ai cereali non li devo mangiare? (fai te, se preferisci trasformarti in una grossa pustola)
• scopare coi tacchi a spillo (cioè ti scopi le scarpe?)
• smesso di fumare perso la concentrazione (cercala dal tabaccaio)
• quante ore di sport a settimana bisognerebbe fare (l'ipotetica la dice lunga)
• posso ingrassare dopo una mangiata di dolci? (puoi, se fai il bravo)
• perche quella pezzo di scimmia è seccata con il suo principino? (principino non gli dare qualche pezzo di banana)
• pesce rosso sputa cibo (pesce rosso non ama le barbabietole)
• proverbi sui motociclisti (senza moto non esisti)
• proverbi sui funghi (sempre meglio belli lunghi)
• proverbi porno (levatevi di torno)
• proverbi storpiati (poveri azzoppati)
• uno spaghetto appiccicato al mento (aumenta il fascino e lascia sgomento)
• tic anale (se lo sfintere ti fa l'occhiolino, preoccupati)
• cammello sporco innamorato culo (classico dei cammelli farsela addosso per l'emozione)
• premestruo (seguirà dibattito)
Tombini e cicale.
Poi nel frattempo ho preso una mezza dozzina di aerei (ma poi li ho resi), ho visto gente, fatto niente, e soprattutto mi sono chiesta tante cose senza riuscire a darmi risposte chiare.
Mi sono seduta a tavolino, ho posato la testa sul pugno chiuso e ho cercato di decidermi:
Sì? O no?
Poi tra il bianco e il nero mi son scoperta una (troppo) vasta gamma di grigi, sì, no, ni, temporeggiare, rimandare, giocare d'astuzia, doppiogiocare, nascondermi, scappare.
E apriti cielo, la decisione che volevo prendere è svanita in un'inafferrabile nuvoletta di ipotesi.
Troppi elementi, troppe cose in gioco, troppe incognite e malgrado tutto il fermo proposito di non impantanarmi nei tempi lunghi, come mio solito.
Bisogna decidersi.
Devo decidermi.
Allora provo a cercare di chiarirmi le idee chiedendo ad altri, e le risposte che ne ricevo sono talmente a cazzo che quasi quasi mi sono utili.
Io rifletto su questa cosa rielaborando gli elementi a mia disposizione.
Poi espongo a qualcuno la situazione e vuoi l'incomprensione, vuoi l'idiozia, vuoi il menefreghismo ne ricevo dei consigli illuminanti.
Esempio metaforico:
- Ecco ti dicevo, ho fame e non so bene che fare: ho degli spaghetti, una pentola d'acqua, sale grosso e pomodori pelati. Che faccio?
- hai pensato a giocare a Shangai con gli spaghetti?
In effetti.
In effetti gli amici servono anche a questo.
Che quando sparano cazzate rimettono tutto in discussione, cosa che se sei nel guano da solo mica ci riesci.
Sono altri punti di vista.
Danno qualche scorcio. Persino qualche risata.
E quindi non scrivo, in questi casi no, non scrivo.
Mi calo in un tombino e mi ci chiudo dentro. Sbang.
E' un meccanismo che conosco bene, c'è il momento della sensazione ("forse dovrei?"), quello della confusione ("tutto sto casino?"), quello della riflessione ("ma se, allora") quello della decisione ("devo") e quello dell'azione ("vado").
Tra il il dire e il fare c'è di mezzo il tombino: tra il devo e il vado, mi calo in una lunga pausa di germinazione spontanea.
Attendo che l'azione sorga mio malgrado.
Come i germogli a primavera dopo un rigido inverno.
Che detto così sembra un alto momento di lirica contemplazione, invece significa che sto nella merda e nel dubbio: dubito di tutto quello che ho pensato, creduto, sentito.
Dubito e cogito e finisco per credere che in effetti la cosa più logica per calmare la fame sia giocare a Shangai con gli spaghetti.
Spesso scrivo per chiarirmi le idee.
Questa cosa mi fa bene, oppure mi fa male, questa persona è falsa oppure mi è amica.
Scrivere può essere un modo per riflettere, per prendere il sopravvento, per restare lucidi.
Scrivere i dettagli delle cose dipinge un mondo in cui il tutto sembra quasi avere un senso compiuto. Trattandosi ora di una decisione che sarebbe logica ma che non ho il coraggio di prendere, invece, se scrivessi per chiarirmi le idee sarebbe talmente evidente la soluzione che ne avrei vergogna.
La risposta è sì.
Anzi,la risposta è "sì cazzo, sarebbe ora."
Ma non ne ho il coraggio.
E no, non si tratta di fare un figlio.
Neanche di sposarmi.
Né di mettermi a dieta.
Né di separarmi o lasciare qualcuno.
Né di fare una maratona.
Né di un'operazione chirurgica.
Né dell'acquisto di un bene immobile.
Quiz.
Cosa rimane.
In effetti tolto la salute, gli affetti e la famiglia… mi dico che è ben poca cosa, il resto.
Eppure.
Eppure è coi dettagli che si fa una vita.
Due punti a capo.
Stamattina l'acqua piovana rimasta in un grande vaso vuoto sul balcone era diventata un enorme cubetto di ghiaccio. Immaginavo gli insettini estivi che escono per venire a schettinare sul ghiaccio. Immaginavo di scrivere questo verbo, "schettinare" e mi veniva da ridere.
Caldo, caldissimo, freddo, gelo.
Prima ho maledetto i supermercati, i prodotti industriali, la catena del freddo e tutte le grandi marche. E insomma, non è possibile: ancora una volta ho dovuto buttare via un sacco di roba da mangiare molto prima di aver raggiunto la data di scadenza. Quando la compro sembra a posto e dopo pochi giorni le polpette gli viene la muffa, minestre fresche gli gonfia il pacchetto come un pesce palla, gli yoghurt puzzano di pecorino, i surimi diventano verdi, etc.
Un festival di metamorfosi indesiderate, una coltivazione intensiva di penicilline, un laboratorio di chimica marcifera.
Poi l'altro ieri ho messo un termometro in frigo e ho scoperto che c'erano 14 gradi. Oh.
E' il frigo che mi frega.
Ho ritirato con cura le mie maledizioni e ho acceso una specie di ventilatore che non avevo mai veramente preso sul serio, una di quelle cose che son belline ma che sembrano messe lì per far figura, vicino alla luce che si accende e si spegne.
Pigio il pulsante blu e sorpresa, vrrrrrr.
Ieri sera ho guardato il termometro che avevo lasciato in frigo: meno sette gradi.
- 7° come a Sanpietroburgo.
L'insalata cristallizzata, le uova di marmo, i pomodori di vetro e il latte trasformato in un simpatico ghiacciolone quadrato.
Una bistecchina sta lì a guardarmi stupefatta, impietrita.
Con le braccine tese.
Sembra di essere in Giappone dove fanno le sculture di ghiaccio.
Non trovo più il libretto di istruzioni.
Aiuto.
Venere brilla di mille fuochi.
e io ho fame.
Era il giorno del morti, anzi, era la sera del giorno dei morti, quindi era la sera dei morti e sarà che tutti stavano a pensare ai morti noi siamo andati in un ristorante dove dicono che in genere manco si riesce ad entrare e di gente invece ne abbiamo trovata poca o meglio ce n'era giusta, era pieno abbastanza da fare un po' di brusio ma non un gran casino. Il gestore di un ristorante mi aveva spiegato quanto è delicato trovare nel proprio locale il giusto livello sonoro: troppo rumore mette a disagio che uno non è che può urlare spalancando la bocca piena di patate al forno e troppo silenzio spinge la gente a stare seduta sul bordo della sedia in punta di culo.
Ecco, noi si stava comodi e senza la bocca aperta.
Serata inattesa senza attese e alcuna pretesa, una bella cena a tradimento.
Non ci ero mai stata da quelle parti, ero su un paio di stivali e non sapevo che c'era la barca che veniva a prenderci sul pontile per portarci al ristorante, cioè, non sapevo che il ristorante era sull'isoletta, cioè, io a malapena sapevo dov'ero, sapevo che ero affamata, che era il giorno dei morti, che ero a più di mille chilometri dall'ufficio (quindi tutto bene), che c'era il sole le montagne il mare, ma che essendo sera c'erano le stelle e la costellazione di orione che mi faceva ciao ciao,
e poi guarda, le vedi le tre stelle allineate, ecco, intorno c'è un quadrilatero,
sì,
e una delle cinque è una gigante rossa,
ma va,
sì ti giuro,
ma quale?
e non lo so però... -
ma scusa, un quadrilatero con cinque lati?
e va beh ma ascolta, guarda bene, un'altra delle sei è una cicciona bianca
una supergigante.
Ma pensa.
Stellone obese in quadrilateri pentagoni esagonali.
Io mangiucchio e mi chiedo perché i toscani non ci mettono il sale nel pane, e poi mi dicono ma guarda che qua non siamo in toscana. Ah. Ecco.
Lo sapevo che non sapevo dove sono. Mi credo sempre un po' più a sud, o più a destra, più in centro, un po' più bionda, più alta. Mi credo sempre da un'altra parte.
Il cameriere sembrava una fotocopia di troisi ma non potevamo dirglielo perché il giorno dei morti dire a uno che sembra uno che è morto, non è bello.
Sono annegata in un mare di antipasti di mare e in un vassoio di penne agli scampi per due che avrebbe tranquillamente sfamato una tribù di dieci piccoli indiani e poi non ne rimase nessuno. E non so perché continuavo a tradurre male, e dicevo "frutti di mare" al posto di "muscoli", sarà stato il vino bianco, un bicchierino, anzi due, ma dai ancora uno, che tanto la barca per tornare indietro mica la guido io. Ma prima di bere ho accostato due o tre volte il bicchiere alle labbra con la curiosa sensazione di zucchero filato nel naso prima di accorgermi che sul bicchiere un ragnetto aveva costruito un'invisibile tela. Chissà come ho fatto a versare il vino attraverso la ragnatela. O allora era un ragnetto della nuova generazione super veloce, che tra il momento di versare il vino e quello di berlo, è riuscito a costruirci un ponteggio di restauro.
Sulla barchetta al ritorno mi sono accorta che il guidatore che credevo arabo invece era marchigiano. Che il paesello che sembrava illuminato invece era buissimo. Che il mare che sembrava calmo, in effetti, era proprio calmo. E il giorno dopo era il giorno che siamo andati in montagna a zampettare come caprette, dopo le penne agli scampi e i tortellini ai muscoli. Distrutti, i miei, di muscoli, che ancora oggi scricchiolo come una vecchia porta.
Porta. Con la t. Non con la c.
Povera me.
Apuana tua sorella.

Che poi la sera quando arrivi a letto non t'addormenti, svieni.
Sabato camminata in montagna dopo diversi mesi che sport poco o niente.
Magico aereo che mi porta via.
Magico fine settimana di sole tiepidamente novembrino.
Più di mille metri di dislivello che sembravano verticali, senza piani o falsi piani, sempre dritto, sempre ripido, tra lizze e ghiaioni, roccioni e pietraie, una pendenza costante che guardi stupito da sotto in sù, sentieri segnati e segni spariti, "vado fin dietro la curva a vedere se continua" e un piede dietro l'altro, un piede dietro l'altro, si sale, si sale, con le giornate corte che ci sono adesso su una montagna che non è la mia, su una montagna che non conosco, una montagna bella come una bella sconosciuta, altera e seducente, che siamo partiti tardi e dopo tre ore siamo arrivati su al passo che era già il pomeriggio e quindi ci siamo seduti davanti al bivacco solo mezzora per mangiare un pezzo di formaggio e uno di cioccolata e scendere giù veloce perché avevamo paura di trovarci in cammino dopo il tramonto.
Uno sguardo alle cime, uno al sole, ci restano ancora tre ore di luce, credo.
Quando consideri le giornate in termini di ore prima del tramonto.
E ti sembra che le cose, viste da lassù, hanno un senso diverso, quando ce l'hanno.
Ultimo Rango a Parigi.
In questo periodo sento di un sacco di gente che va a farsi un viaggetto a Parigi, chi un weekend, chi una settimana, chi ci passa per volare altrove.
Io vi dico una cosa, se a Parigi avete voglia di fare un giro in un posto che vi sembra di essere nella sala del consiglio dell'Impero di Guerre Stellari, che sembra che ci siano tutte le navicelle bianche bordate di luce con sopra dei
personaggi di un altro mondo, andate a vedere uno spettacolo alla Opera Bastille.
Metro Bastille, linea 1, 5, 8.
Che poi lì vicino dopo lo spettacolo andate a farvi una choucroute spettacolare da Bofinger che è la più bella brasserie di parigi e così quando tornate poi venite a dire se vi è piaciuto alla zia waki, eh?
All'Opera sono andata a vedere una cosa che mai ci sarei andata di mio se non fossi stata invitata a sorpresa. Era una roba come un balletto perché c'era il corpo di ballo che ballava quindi sì, doveva proprio essere un balletto, ma non c'era solo il balletto, c'era anche l'orchestra nel buco (fossa, waki, si chiama f o s s a), c'era il coro che cantava da dietro le quinte che poi quando sono entrati in scena diobono erano duecento.
Bello, cavolo, proprio bello.
Ogni tanto capita di vedere al telegiornale la presentazione di qualche spettacolo con uno stralcio di balletto, ricordo che vedevo sti figurini volteggiare, saltellare, ma dal primo momento che i ballerini sono arrivati per davvero sulla scena la differenza era che essendo tutti scalzi si sentiva cik cik cik dei piedi nudi sul palco: era qualcosa di sensibilmente vero, non so come dire, si sentiva quasi odore di piedi. Cik cik cik. Lo stesso per l'orchestra, le due arpe che ondeggiano, o il fatto di sentire le trombe che tra una sparata e l'altra prendono fiato fa un certo effetto, si vede lo sforzo, si sente l'alito aleggiare come in un tempio.
Poi comunque sti ometti con tutti i muscoli segnati che con un braccino ti alzavano in aria la prima ballerina non eran male, mentre sulle ballerine sono rimasta un po' delusa, all'inizio erano come dei giunchi che giunchigliavano aggraziate, quando avevano il vestito lungo tutto spumeggiante erano veramente un'apparizione diafana, onirica, come farfalline che muovendosi veloce non riesci a vedere altro che l'insieme del movimento e non il disegno sulle ali. Poi però quando me le hanno rimandate in scena molto più svestite facevano spavento, erano degli scheletrini ambulanti con dei muscoli tesi di soli nervi e tutte le ossa di fuori. E no, altro che esser magre. Quelle no, quelle erano proprio mucchietti d'ossa, mucchietti dall'aria molto isterica per di più. Eran meglio da guardare tutti insieme, senza i dettagli. Perché tutti insieme erano bellissimi, sul palco immenso si disponevano come su un quadro e si muovevano come se fosse un quadro che si muove (si chiama coreografia, waki, c o r e o g r a f i a), si muovevano a volte come quando un colpo di vento sposta delle foglie tutte insieme, altre volte sembravano le alghe in balia delle onde e quando correvano tutti da tutte le parti invece sembravano dei folletti che si nascondono all'arrivo di un orco. Non credevo che mi sarebbe piaciuto un balletto. Invece credo di sì, perché alla fine quando vedevo le grandi matrone di cartapecora uscire con la bocca arricciata commentando acide, io invece avevo solo un sorriso che mi passava dietro le orecchie e basta, inebetita.
Poi siamo andati a mangiare in un posto, ma non da Bofinger.
Ci sono quei ristoranti che quando entri ti sembra di essere la regina vittoria.
Affreschi, ori, cappelliere, comò intarsiati, quadri a olio di tre metri per due, che mentre te sei sei ancora lì con il naso per aria una signorina invisibile ti ha già tolto il cappotto e fatto sedere.
Davvero, una figata.
No, ma di questo ne parlo un'altra volta. Che volevo dirvi che ho provato il Vélib e tante altre cose, ma la lunghezza spropositata del mio ultimo post mi ha dato la nausea e quindi mi fermo.
Però anche voi, dai, ma non uno che mi abbia detto "ehi waki ma sei imbecille? 8600 caratteri? ma chi ne ha voglia?". Dico, manco io, manco morta mi sono riletta quel post: sono arrivata qua sul mio blog, ho visto sta balena e mi son detta cheppalle di logorroica a singhiozzo. Ho guardato le figure. E basta.
Otto cose Otto.
Attenzione: questo post ammira incantato il proprio ombelico.
Il caro signor mattop mi ha chiamata in causa per dire otto cose inutili a proposito della sottoscritta così come lui ha fatto qui e tanti altri hanno fatto altrove, ma il signor mattop è una persona interessante che fa cose spettacolari e tra le tante cose che lui fa e che riproducendola a casa mi ha fatto veramente ma veramente molto ridere è stata questo caffè solido che detto tra parentesi è venuto proprio identico a quello della sua foto. Che soddisfazione. Ecco, una delle cose che mi piace di certi food blog (come il suo) è che quando provo a fare le cose spesso vengono uguali alle loro. Diciamo otto volte su dieci. La percentuale si inverte precisamente a due su dieci quando invece seguo un libro di ricette, mannaggia... Forse perché sono pochi i food-blogger che per fare la foto mettono la schiuma da barba invece della panna montata e tondini di plastica invece dei maccheroni…?
-mondo disgustosamente affascinante quello degli stilisti culinari, isn't it?
Dicevamo, otto cose su di me, otto cose a caso, manco vere per forza ma almeno verosimili e soprattutto che riguardino la mia imperiale personalità .
Otto cose? Otto sono tante.
Io non credo di avere addirituttura otto cose da dire su di me. Poi così, senza una traccia, senza una limitazione, il signor mattop dice proprio "non ci sono vincoli, totale libertà " e a me tutta questa libertà mi lascia senza fiato come di fronte ad una steppa della mongolia, sopraffatta dalle infinite possibilità non mi viene in mente niente e mi dichiaro imbecille, così con il rito abbreviato e il patteggiamento ne esco con qualche settimana di condizionale e via. Poi però ho visto che lui, lui che non è scemo, lui ha messo un disegnino di un omino che potrebbe essere se stesso e alcune note a fianco. Ho osservato che le freccine sono proprio otto e mi son detta ecco la soluzione, ecco il piccolo spunto che mi mancava, eccolo lo spuntino.
Farò lo stesso.
Nonostante che la sua nota che indica "fisico atletico" punti al pisello (che ahimé, non ho) e che le Climber ai piedi manco quelle, ahimé, non ce l'ho, ho deciso di seguire lo stesso schema.
E io con uno schema che mi stringe i polsi, mi sento subito meglio.
Ecco dunque una schematica descrizione di un waki.

- Capacità cerebrale:
ricordavo numeri di telefono, dettagli infimi, anelli quanti e a quali dita, marca degli occhiali, spessore delle lenti, vedevo uno e sapevo dirti quante volte si era toccato il naso, se i lacci delle scarpe avevano un nodo semplice o doppio, se gli era rimasto una briciola di pane tra i denti, potevo dirti chi stava con chi e con chi avrebbe voluto stare; degli amici, dei conoscenti, dei conoscenti dei conoscenti ti ricordavo il piatto preferito, intolleranze alimentari e sociali, se gli piaceva metterci tanto parmigiano sugli spaghetti, se la bistecca ci piaceva al sangue o tutta dura, ricordavo date di compleanni, anniversari, onomastici di chiunque, ti sapevo recitare diversi sutra in sino-giapponese antico, qualcosa in sancrito, le jataka in pali, Waterloo di Hugo e anche l'Assiuolo del Pascoli e l'Addio Monti di Manzoni.
Ora non mi ricordo più una benedetta mazza.
Nulla. Progressivamente la mia capacità intellettiva si sta allineando a quella di un tagliacarte.
Fisionomista come un ciuco, devo vedere qualcuno ogni giorno per un anno prima che la sua faccia mi dica qualcosa; non ricordo quanti anni ho, non ricordo più chi ha divorziato ("e allora, tuo marito sta bene?"-"sì, ora vive con la mia ex migliore amica"), chi ha perso il padre ("e tuo papà , sempre arzillo?"-"è morto e eri venuta anche al suo funerale"), dimentico chi mi odia ("ma ciao come andiamo? E tanto tempo eh?"-"fottiti") e non mi ricordo più neanche a chi ho dato un due di picche e chi invece me l'ha dato a me. Mi sono dunque scelta un compagno che a memoria sta messo peggio di me e che negli anni ha elaborato una strategia di sopravvivenza che pare funzionare. L'isolamento totale. Quando però il bisogno o il caso lo pongono di fronte a relazioni sociali (arg!), rimane guardingo circondato dall'umanità vociante mentre lui con gli occhi socchiusi finge di essere immerso in profondissime meditazioni sulla vacuità dell'assenza di noumeno della coscienza. Lui è un maestro di meditazione socialmente utile: utile alle srelazioni sociali. (o relazioni asociali, o relazioni dissociali)
- Sguardo: il mio sguardo sul mondo è quasi sempre in viaggio tra i due poli dell'attonito e lo stordito. Capita che si fermi un momento ad un autogrill per fare la pipì, vicino all'uscita "sfiga-sud" e poi riparte nel consueto pellegrinaggio pendolare.
- Aspetto: talmente casuale che quasi non posso definirmi una donna. Anche perché c'è donna e donna, e io sono una di quelle donne che per essere donna deve faticare un casino. Cioè, quelle che hanno una leggera peluria bionda sulle gambe, quelle che hanno due righine sottili come sopracciglia, quelle che con qualunque sapone le pelle della faccia le resta morbida e rosa, quelle che le unghie sono naturalmente arrotondate, quelle che vanno dal parrucchiere ogni due settimane per darsi una sistemata, io non sono di quelle. Io sudore e sangue. Sangue e sudore. Cerette creme idratanti epilady pinzetta detergente neutro lime purificante estratto di rosmarino impacco di olio di calendula: per certe donne essere donna è un lavoro a tempo pieno estenuante. E ci basta un momento di distrazione per che la nostra dirompente natura animale riprenda il sopravvento. E io sono spesso distratta.
- Attenzione alla salute: ascolto il mio corpo quando mi parla, quando il suo sussurro non è coperto dal frastuono ambientale. A chi continua a scrivere nei commenti che per farsi passare le paturnie bisogna spesso ubriacarsi e/o fumare erba, mi spiace confessare che bevo veramente di rado e quanto al fumo ancora meno. Quando la compagnia è eccezionalmente buona, o quando il vino è eccezionalmente buono, o quando le due variabili di cui sopra sono eccezionalmente riunite, non mi dispiace alzare un po' il gomito. Ma se no, mai. Neanche un bicchiere. Non è che razionalmente "mi tengo", è che "fisicamente" sento che mi fa male. E io ci tengo alla mia salute. Disse waki, che a farsi del male è brava almeno quanto il vecchio Leopold.
- Lavoro: il lavoro in ufficio è di per se stesso contro natura, come dice giustamente qualcuno (qualcuno detto tengi ): alla luce dei fatti questa perversione attua su di me un'alchimia mostruosa che mi spinge a continuare anche se mi fa male. Dev'essere come quando sei talmente ubriaco che preferisci continuare ad esserlo pur di rimandare il prevedibile mal di testa. E intanto ti parli addosso, legiferi, predichi su immaginari pulpiti, credi di essere prima il papa, poi un rottweiler, poi una pantofola e infine ti accartocci sotto un albero credendoti foglia e sapendoti autunno.
- Fisico sportivo: no, purtroppo non ho quel gran fisico. Non sono una super gnocca. Non sono magra. Né molto grassa, del resto. Né sportiva. Non sono alta. Né troppo bassa. Né sproporzionata. Non ho le tettone. Non sono neanche piatta piatta. Non sono niente.
- Abbigliamento: un giorno coi largoni e la felpa col cappuccio, l'altro col tailleur e i tacchi alti, un giorno coi jeans e l'altro con la gonna e i reggicalze (reggicalze sotto la gonna, raramente sopra). Beninteso, ad una cocktail vip mi ritrovo non so perché coi jeans, ad un after con il tailleur e in ufficio con il cappuccio in testa. Proprio non riesco a capire cosa come quando come quando fuori piove.
- Climber: ma invece sì che sono arrampicatrice anch'io, non sociale che in quello sono una chiavica, ma sui vetri sì. Sono bravissima nell'arrampicata di vetri, ci ho un'azienda d'arrampicamento di vetri, consulenze di altissimo di livello di arrampicatrice vetraia.
Tua moglie ti ha trovato a letto con la sua estetista?
Arrampicati sui vetri, chiamaci!
Il tuo capo ti vede mentre leggi il mio blog invece di ricalcolare l'irpef? Chiamaci!
Non fumi ma vuoi scendere a "comprare le sigarette"? Chiamaci!
Hai un'esame di letteratura latina e per te virgilio è un motore di ricerca? Chiamaci!
La dietologa ti sospetta di mangiare come una scrofa ed è vero? Chiamaci!
Al momento sbagliato hai chiamato il tuo fidanzato col nome del tuo ex? Telefonaci!
Waki arrampicatrice specializzata vetri in ogni condizione: pulito, insaponato, vischioso, zigrinato, liscio, stampato, arrampicarsi è un'arte, rivolgiti ad una professionista!
Preventivi rapidi e senza ingegno.
Mi fa senso.
Mi fa senso quando un senso o più sensi tra i sensi è insensibile o insensato. In questi giorni e per una settimana intera avevo un raffreddore imperatore, tosse, sternuti, occhi rossi, naso grosso, sputacchi, incazzature, le notti a rantolare non riuscendo a respirare e i giorni a sfanculare un po' chiunque soffiandomi il naso invano. Mi ci vorrebbe l'idraulico liquido, pensavo, e sono scesa dalla farmacista sotto casa. In realtà la farmacia è una ma le farmaciste sono tre: una bruna, una bionda e una rossa e a seconda su chi capiti guarisci, muori o stai malato.
La prima è buona, l'altra incompetente e l'ultima è una burlona.
Stavolta sono capitata sulla burlona: "Per un raffreddore come il suo ci vuole uno spray, ecco qua, un ottimo concentrato di acqua di mare per soli quindici euro". Riflettendo che per un mal di schiena questa mi darebbe una crema di crauti, sto in ufficio a spruzzarmi l'acqua di mare nelle narici ottenendo come solo effetto l'impressione di avere una medusa in gola.
Ma non volevo parlare della farmacista.
Che mi stia venendo la Rafelite?
Chiusa parentesi.
No, volevo parlare dei sensi, della gola e di peccati capitali ad essa correlati: con il ravvreddore bastaldo avevo tutte le papille ibernate, in congedo o assenti ingiustificate: potevo mangiare semolino o pepe nero e la sensazione era la stessa: un grande Nulla.
Nessun gusto. Manco il molto dolce. Né il poco salato. Tutto uguale.
Con le orecchie sentivo poco a causa del naso pieno, con il naso pieno non sentivo né profumi né odori e la lingua a malapena sentiva il caldo o il freddo: per farla breve ho vissuto in un deserto di assenza di sapori totale per giorni e giorni ed è stata un'esperienza hemm, interessante.
In modo abbastanza inatteso ho visto l'atto del mangiare ritornare automaticamente ad un'azione neutra di nutrimento.
Incredibile come la sensazione di appetito e inappetenza si fossero modificati. Senza sentire i gusti e quindi i piaceri o i dispiaceri del cibo, il senso di sazietà veniva esattamente al momento giusto, quando cioè qualcuno dal mio stomaco segnalava di averne a sufficienza.
Una specie di vocina che diceva: "grazie, basta così". Nessuno stimolo ad aggiungere un cioccolatino a fine pasto (a che pro?). Quella vocina immagino che ci sia sempre, ad ogni pasto, ma da tempo si è fatta molto discreta e annegata in un confuso vociare di "ancora un po' di riso, dai!", "e quella bella toma con un bicchierino di rosso non ce la vogliamo mettere?", "nell'armadio rimangono un paio di baiocchi o sbaglio?".
Interessante risentire quella vocina.
Mi fa pensare che il moltiplicare i piaceri e la frequenza degli stessi ne sminuisca essenzialmente l'intensità .

Va da sé che da oggi che sti simpatici orsetti oltre che molli e colorati mi sembrano anche vagamente dolci, c'è un vociare che mi sembra di stare in mezzo ad un concerto di Marilyn Manson.
Lancio box.
Un bel giorno ho detto basta ai panini molli, le pizze di naftalina, i sushi gelati delle consegne a domicilio e ho cominciato a portarmi in ufficio il pranzo da casa. A portarmi il pranzo da casa in ufficio. A portarmi l'ufficio da casa al pranzo. A portarmi la casa dal pranzo dall'ufficio. glup. Insomma.
Com'è che bisogna chiamarlo il pranzo per essere delle blogger gastronomiche fiche e moderne?
Lunch box? Bento?
Io ho provato a comprarmi un Bento da Muji (ero a zonzo con FrancescaQuinta che era in trasferta), ma le quantità giapponesi sono per chiwawa europei: una scatolina minuscola che mi avrebbe assicurato in breve tempo morte certa per inedia. Quindi mi porto tupper-ware, sacchettini di nylon, contenitori d'ogni provenienza, bottigline, scatolette e sto cercando una gavetta, di metallo, come quelle degli operai del secolo scorso. Che oggi per esempio ho una fetta di arrosto di cavallo (cannibalaaa) e ci starebbe bene nella gavetta.
Ma con una gavetta posso fare lo stesso la fica blogger gastronomica?
No? Si, secondo me si.
Sono mesi che ogni giorno mi porto gli ingredienti e che spelo, lavo, tagliuzzo, compongo, accosto, condisco, stupisco e mi faccio dei piatti bellissimi, a tal punto bellissimissimi che i miei colleghi m'han detto ma facci una foto.
E da qualche giorno occhei, ci faccio la foto.
Eccovi l'insalata del pranzo di venerdi, con relativa lista di ingredienti.

Insalata di un venerdì di settembre con sole e nuvole alte.
- Insalata verde smista: scarola, valeriana, bagnarola, antonelliana.
- Germogli da me medesima germogliati: semi di cuori quadri picche e fiori.
- Fettine finissime di cipolla piagnona inconsolabile.
- Tofuton messicano saltato in padella con chiodi e turaccioli.
- Con-di-mento: acetone di vino, senape dinamitarda, peppe nero, limoncello ubriaco, un cucchiaio di tamarri e levitazione di birra.
Servire fredda prima che si riscaldi con fette noiose di pane casalingo che si lamenti che non sono la vostra serva e questa casa non è un albergo.
Qui gli ingredienti veri.
Ammazza la tazza.

Era da tanto tempo che non ricevevo più messaggi provenienti dall'invisibile:
qualche email, tante belle cartoline, pochi sms ma messaggi dall'invisibile manco l'ombra.
Fino a stamattina. Nella tazza di un tè Mariage Frères che si chiama Eros e che pensavo fosse di gusto un po' forte, eccitante, euforizzante e invece sa solo di fiorellini che se mi chiedono cos'è l'eros un giorno glie lo spiego, dicevo, nella tazza mi è apparso questo misterioso personaggio coi capelli sparati, la bocca storta, l'aria di voler dire qualcosa… Mi fa piacere che l'energia cosmica immanente abbia onorato ancora la mia tazza della propria presenza, ma ora mi tocca esercitare l'antichissima arte divinatoria dei fondi del tè e io sarà che ho dormito due ore stanotte ma mi sembra che quell'ometto dalla faccia rotonda faccia una brusio fastidiosissimo. Dice "devi, devi, devi" e non nel senso indiano del divino.
Devi dormire di più. Sì questo lo so.
Devi scrivere di più. Sì, lo vorrei anch'io.
Devi leggere di più. Sì, faccio il possibile.
Devi trombare di più. Sì, questo glie lo dici tu.
Devi uscire di più. Sì, averci il tempo.
Devi viaggiare di più. Sì, sto prenotando.
Devi pregare di più. Sì, ma pregare chi.
Devi dimagrire di più. Sì, ma non adesso.
Devi correre di più. Sì, ora riprendo.
Devi bere di più. Bere di più? Ma più cosa?
Più tè che così te mi vieni a rompere i maroni tre volte al giorno?
Prendo sta tazza e vado a farla tacere in lavastoviglie.
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